Ci sono terre le cui luci, i colori e i profumi, ispirano da sempre l’essere umano.

Il nostro universo è pieno di siti affascinanti. Nei quattro angoli del mondo ognuno può trovare un luogo dove ispirarsi per manifestare la propria indole artistica.

Nella nostra piccola Italia, sicuramente uno di questi, senza nulla togliere agli altri, è la Toscana.

Sono noti grandi artisti del passato, e sempre di nuovi questa terra ne produce.

Enrico Simonti, toscano e livornese, giovane innovatore, manifesta la sua tirrenità in questo modo

Dalla Toscana l’artista trae i luoghi, le cose, le memorie. Egli, attraverso un momento psicologico a se stante, reinterpreta quei paesaggi, quelle nature morte, che sapientemente inventate dal vero attraverso la corrente divisionista (di cui l’artista è grande estimatore), prendono nuova forma, nuovo colore.

Egli aggira gli schemi delle apparenze, vive un dichiarato amore per le forme del paesaggio che, lungamente assimilate nel proprio essere, escono purificate, scomposte, di un neoplasticismo del tutto al passo coi tempi.

L’uomo e il pittore vogliono scindersi, ma al contempo essere tutt’uno, in una visione di un dominio esterno per allargare i confini all’interno, nel profondo di se stesso, infine arrivando al distacco emotivo dall’oggetto, per comprendere il meccanismo che genera diverse geometrie, all’interno della geometria vitale che porta il paesaggio fuori e dentro di lui e di noi, illusive concomitanze di materia e forma, in un ambiente trascritto attraverso una poliformica figurale e coloristica.

Insopite dispute sulla morfologia prendono concretezza nelle sue tele, componendosi e ricreandosi in originali aggregazioni, i colori, che vogliono essere moderni, risentono di influenze legate al mare e alle tradizioni di una terra da più parti e a più riprese conquistata, liberata, ancora conquistata e ancora liberata.

Non v’è dubbio, nell’animo di Simonti si agita il cuore in tempesta di un artista sempre alla ricerca di nuovi modi per trasporre la sua arte, per manifestare il suo pensiero più recondito.

Enrico dipinge per trovare infine una nuova dimensione entro la quale sistemare i frammenti di vita che egli stesso sta componendo, come un grande puzzle che, osservato al termine, quindi alla fine della vita, ha una forma definita, ma essendo in costruzione momento per momento, non toglie la totalità, solamente piccole schegge (le singole emozioni) che via via concorrono a formare il percorso umano ed artistico di un sensibilissimo quanto capace artista della Nuova Era.

Mario Pierantoni